Alessi

Una vera opera di design deve far muovere le persone, trasmettere emozioni, riportare alla mente ricordi, sorprendere, andare controcorrente…
Alberto Alessi.

Facciamo un gioco, un gioco semplice a dire il vero. Che cosa accomuna una delle più storiche e floride aziende italiane e Dotout? Ce lo siamo fatto spiegare da Riccardo Borgialli, atleta di spicco della nazionale italiana di trail running e Marketing Specialist di Alessi. Come? Durante le sue due ore, semplice!


Fa strano immaginarsi un atleta del genere dietro ad una scrivania. Fa strano che una persona così possa avere altri interessi o essere professionale in altri mondi. A nessuno verrebbe da pensare che un famoso batterista possa anche essere in gamba con le scartoffie burocratiche di un qualunque ufficio. Oppure che un altrettanto noto calciatore possa occuparsi pure di diritto civile, giusto per fare un altro esempio. Alla stesa maniera, quando abbiamo conosciuto Riccardo anni fa, lo vedevamo solo con le sue scarpette da trail ai piedi, tutto infangato e col sorriso di chi, nonostante la smorfia da fatica, stava facendo ciò che il suo talento gli imponeva.

 

Eppure, e qua sta il bello, il talento certe volte ha diverse facce e capita così che uno dei più brillanti atleti di trail running a livello mondiale, sia anche responsabile marketing di Alessi, una delle grandissime eccellenze italiane. E, a sentire cosa si vocifera nei corridoi, gli venga anche molto bene.

«Tutto è design. Basta muovere qualche passo tra i corridoi dell’azienda, per avere ben chiaro questo concetto. Troppo spesso si da per scontato ciò che ci capita tra le mani. Usiamo una caffettiera e pensiamo sia solo una caffettiera. Spremiamo un’arancia e pensiamo sia solo uno spremiagrumi. Stappiamo una bottiglia e crediamo sia solo un cavatappi. Cavolo, non è così!»
La lezione è chiara. Contestualizzando gli oggetti e vedendoli nelle nostre case, spesso si fa questo errore. Sono prodotti che usiamo da anni e c’è la tendenza a darli per scontati. Ma vedendoli tutti insieme, in esposizione, uno di fianco all’altro, è chiaro ciò che Riccardo vuole intendere.

Volti, mani, idee: questo è ciò che si cela dietro ad ogni storia di successo. Alessi non fa eccezione.
«Siamo circa 300 dipendenti e, buona parte di noi, pratica sport. Lascia stare il mio atteggiamento che, per forza di cose, mi porta ad essere molto professionale anche nell’attività sportiva. Ma qua in pausa pranzo c’è più gente negli spogliatoi che con la forchetta in mano! Abbiamo un campo da tennis, che si tramuta anche in un campo da calcetto. Ci son stati anche dei tornei davvero all’ultimo sangue, delle sfide tra chi si occupa di produzione e chi di lavori più concettuali, chiamiamoli così, che ancora ci ricordiamo con piacere dopo anni. Poi c’è chi va a correre e chi va in bici. Io, personalmente, alterno. Ovviamente la priorità la do alla corsa, ma le due ruote sono fondamentali per me. Un po’ per staccare dal mio allenamento principale, un po’ perché la bici è un’attività che fa decisamente bene alle mie gambe e alla mia forma fisica in generale».

L’azienda è in un posto bellissimo ma anche strategico. Bellissimo perché è sulle rive del Lago d’Orta, uno di quei gioiellini italiani che tutto il mondo ci invidia. Uno specchio d’acqua che nemmeno il miglior designer avrebbe potuto concepire così perfetto.
E strategico perché, per le uscite in bici, è davvero perfetto. Montagne, colline, ripidi strappi e lunghe salite. C’è poi la pianura e ci sono strette vallate senza l’ombra di una macchina. Fiori in primavera e foliage in autunno, il bagno nel lago d’estate e il bianco tutt’intorno della neve invernale.

«Per me e Mauro, il nostro responsabile produzione, il Mottarone è un must. Le nostre due ore preferite. Ma l’avete mai fatto il Mottarone?» È una delle salite più toste che ci siano, in assoluto. Si può salire da due versanti, quello che parte dal Lago d’Orta e quello che parte dal Lago Maggiore.
«Per la nostra pausa pranzo personale saliamo sempre dal lato più vicino, quello che parte dal Lago d’Orta. La prima parte è tosta, la definiamo di riscaldamento: sono circa 6 chilometri che portano ad Armeno. Da qua parte il vero Mottarone: i primi 3 chilometri sono infernali con punte oltre i 18%. Si è per lo più in mezzo al bosco e la visuale non aiuta a sentire meno la fatica. Ad un certo punto si passa oltre gli alberi e lì diventa uno spettacolo: le pendenze diminuiscono, si attestano intorno al 7%, e ti si apre uno scenario incredibile. Lassù, un po’ come se fosse il Mont Ventoux, l’antenna come punto di riferimento… Che sembra non avvicinarsi mai!».

 

Queste sono le zone dove Riccardo fa la maggior parte dei suoi allenamenti anche di corsa. È qua tra mulattiere, strade forestali e animali selvatici di ogni tipo, che un semplice ragazzo di trent’ anni riesce a conciliare passione e lavoro, due aspetti che in questo particolare caso si alternano e cambiano di posto tra di loro.

«Guarda che spettacolo. Da quassù si vedono 7 laghi: Maggiore, Orta, Mergozzo, Varese, Comabbio, Monate e Biandronno. Se invece alzi la testa verso l’orizzonte hai il Monte Rosa che, nelle giornate di aria pulita, sembra di toccare con un dito. È o non è il paradiso?»

In pausa pranzo d’inverno o post lavoro quando le giornate si allungano, poco importa: due ore sono sempre due ore. Le due ore di Riccardo, come le due ore di Mauro. Esattamente come le tue due ore.